
Come fare per uscire dal petrolio senza usare il nucleare? Con le energie rinnovabili. Un’altra strada per produrre energia potrebbe essere la “fusione fredda“. In questi anni la fusione nucleare fredda è stata snobbata dall’establishment scientifico. Lo scorso 14 gennaio a Bologna, però, in un capannone della zona industriale Roveri, il professore dell’Alma Mater Sergio Focardi e l’ingegner Andrea Rossi hanno presentato una macchina: l’Energy Catalyzer. E ora Rossi sta lavorando in Grecia alla costruzione di una centrale da 1 megawatt.
Il tema della
fusione fredda è controverso. Nel mondo scientifico, dopo gli
esperimenti condotti da Martin Fleischmann e
Stanley Pons nell’Università di Salt Lake City nel 1989,
il dibattito non si è mai arrestato, come lo scetticismo. Fino al gennaio
scorso, quando Rossi e Focardi, davanti a scienziati e giornalisti hanno
effettuato la loro dimostrazione: un bel po’ di idrogeno è
stato pompato in una macchina (una specie di tubo lungo un metro) che
conteneva nichel e i due elementi avrebbero deciso di
“sposarsi”, cioè di fondere i loro nuclei rilasciando
un quantitativo X di energia e “partorendo” un po’ di
rame.
Il rapporto, redatto qualche giorno dopo l’esperimento da
osservatori dell’università di Bologna, parlava di “impressionante
produzione di energia”: con un’immissione di energia pari a 0,6 Kw si è
registrata, in uscita, una quantità di energia pari a 12
Kw.
L’E-cat, è stato sviluppato da Andrea Rossi (che ne
detiene i segreti industriali e i brevetti) sulla base degli studi di Focardi.
Funziona a moduli ed è potenzialmente replicabile su scala
industriale a seconda delle necessità di produzione. Se dovesse essere
confermata, la scoperta di Focardi e Rossi costituirebbe
una rivoluzione nella produzione di energia. Pulita,
“leggera” ed economica: “Per quanto riguarda i costi” – afferma
Rossi – “si prevede 1 centesimo di euro
per kWh per l’energia elettrica e
0,3 cent per kWh termico. 2.000,00
€ per kW di potenza (acquisto
dell’impianto)”.
L’ingegner Andrea
Rossi è un personaggio dalla storia controversa: negli anni ’80
costituì un’impresa, la “Petrol
Dragon” con la quale assicurava di poter convertire i rifiuti in
petrolio greggio. Fece fortuna ma durò poco: arrivarono le inchieste giudiziarie
e fini anche in carcere e il suo progetto si infranse in 17 anni di processi.
Una truffa secondo alcuni, un voltafaccia rispetto a un’impresa innovativa
secondo Rossi.
Ora l’ingegnere sta lavorando ad Atene
per consegnare, entro l’ottobre 2011, il primo
impianto di produzione di energia basato sul suo brevetto: una centrale da 1
megawatt da realizzare mettendo in rete i sui catalizzatori. Della cosa si è
occupata anche la televisione pubblica greca. Pare ci sia interesse anche
dalla Svezia. Qui in Italia invece non c’è alcun piano industriale, se non
la collaborazione sul piano scientifico con l’Università di
Bologna.
Ai nostri microfoni, in un’intervista concessa in esclusiva,
Rossi ha spiegato di aver scelto un partner industriale per velocizzare le
pratiche: l’iter autorizzativo per un impianto” industriale” necessita di tempi
minori rispetto alla vendita per uso “domestico”, perchè il controllo
dell’impianto è costante e continuo, ed affidato ad un tecnico
responsabile.
Il motivo del limitato interesse dei media italiani alla sua
scoperta, secondo Rossi, è dovuta al fatto che, essendo una
“tecnologia estremamente innovativa“, dopo la
dimostrazione sperimentale è necessaria una realizzazione industriale. Ci tiene
a precisare, Rossi, che la sua tecnologia non utilizza materiale
radiottivo, né in ingresso né in uscita.
Ascolta Rossi
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Pubblicato il 21.03.2011








